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L’intervento del Segretario Generale, Francesco Cavallaro, che chiede un nuovo umanesimo del lavoro per bilanciare la diffusione delle nuove tecnologie
Non si ferma il vento con le mani: questo antico adagio vale anche per la rapidissima evoluzione tecnologica, fondata sulla digitalizzazione delle attività lavorative, oggi amplificata dalla diffusione sempre più notevole dell’intelligenza artificiale. “Rispetto a questa nuova frontiera dell’evoluzione del mondo della produzione e del lavoro dice Francesco Cavallaro, segretario generale cisal, noi da tempo abbiamo lanciato un allarme legato, principalmente, al fatto che l’intelligenza artificiale rischia di divorare, a tutti livelli, quantità enormi di posti di lavoro. E’ forte la consapevolezza -continua Cavallaro- di trovarci in presenza di un fattore di modernizzazione e sviluppo delle attività economiche che potrebbe compromettere il già fragile equilibrio da capitale e lavoro, tra produzione e occupazione. Tuttavia, fenomeni del genere sono tutt’altro che nuovi: siamo in presenza, infatti, di un tipo di criticità che si è già posta nel passato e che ha segnato, in particolare, tutte le rivoluzioni industriali che si sono succedute a partire dagli inizi del XIX secolo in poi. La lezione della storia, in tal senso, deve tornarci utile. Lo sviluppo della IA non può essere contrastato in nome della mera difesa di posti di lavoro; è improponibile ogni forma di luddismo informatico: la reazione, rispetto ai rischi paventati da questo “effetto collaterale” dell’IA, dovrà essere diversa; non fondata sul mero contrasto ma sul controllo del nuovo fenomeno e, soprattutto, dovrà spingerci nella direzione di concepire il ruolo del capitale umano in forma nuova rispetto a quanto accade oggi. Lo si può, e lo si deve, fare agendo in una duplice direzione. Da un lato, infatti, questo significa non solo ripensare le strutture aziendali dal mero punto di vista organizzativo, ma ispirarle ad una nuova filosofia, anche al fine di evitare che l’IA allarghi il proprio raggio di azione in ambiti che, a ben vedere, devono restarle preclusi. D’altro canto è evidente che il cambiamento in atto richiede una più generale evoluzione delle abilità che deve spingere il mondo della produzione verso nuove professionalità. Per quanto concerne il primo punto, che è quello maggiormente interessa sviluppare in questo contesto, potremmo sintetizzarne il concetto affermando che serve introdurre, nel mondo della produzione, quello che vorrei definire un nuovo “umanesimo del lavoro”. Vi è un limite alla sostituibilità dell’uomo; questo è immediatamente percepibile come ci insegna, per fare un esempio facilmente comprensibile, il film “2001 Odissea nello spazio” di Kubrick. “Ma il nostro sforzo deve andare oltre, dobbiamo capire che la sempre più grande diffusione dell’intelligenza artificiale richiede delle contromisure – incalza Cavallaro- per evitare che l’organizzazione e lo sviluppo delle attività lavorative subisca una deriva che calpesti completamente diritti e dignità di lavoratrici e lavoratori. Non solo: un’intelligenza artificiale fuori controllo, un domani, potrebbe accelerare in modo così forsennato le logiche legate all’utile e alla estrema ottimizzazione della produzione da impostare un modello industriale che non tenga minimamente conto del rispetto del cliente/utente/consumatore (si pensi a tutto il tema della privacy ad esempio).” Resta, in ogni caso, il principale problema che, preoccupa non poco il nostro sindacato ed attiene in modo specifico i modelli di gestione delle risorse umane. Il rapporto tra lavoro e capitale, a giudizio della cisal, deve essere adeguato al nuovo contesto che vede la sempre maggiore espansione dell’utilizzo dell’IA anche in relazione a tutti gli aspetti legati alla gestione delle risorse umane. Questo significa che valutazione, sviluppo professionale, garanzia dei diritti devono restare sganciati dall’incidenza dell’IA e anzi ripensati in modo da garantire uno sviluppo armonico del rapporto lavorativo, che esalti le qualità personali di lavoratrici e lavoratori e orienti l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, rendendola un fattore in grado di migliorare effettivamente anche la qualità del lavoro e non solo della produzione. Questi ragionamenti possono sembrare estremamente speculativi ma in realtà finiscono per avere un’incidenza pratica molto concreta, con ripercussioni che investono direttamente anche il ruolo del sindacato e della contrattazione sindacale. Dobbiamo in tal senso ripensare, ed anche velocemente, alcuni principi che oggi ispirano i modelli contrattuali, mettendoli, per così dire, in sicurezza rispetto ai rischi indotti da un utilizzo spregiudicato dell’intelligenza artificiale.“La prima cosa su cui riflettere, ad esempio – secondo Francesco Cavallaro, segretario generale cisal – è se mantenere i modelli di contrattazione integrativa che valorizzano e privilegiano su ogni altro fattore la produttività, concepita solo in termini di mero incremento della produzione, addirittura vincolando al raggiungimento di obiettivi di bilancio aziendale la defiscalizzazione dei premi di produttività. L’idea della cisal, al riguardo, è di iniziare ad aprirsi a logiche nuove, ed è orientata verso la necessità di avviare forme di contrattazione integrativa fondate sulla valutazione della qualità dell’impegno, sulla capacità di creare climi aziendali favorevoli e positivi, sull’ulteriore sviluppo del welfare aziendale. Un nuovo umanesimo, per l’appunto – conclude Cavallaro- che rimetta comunque la persona al di sopra della tecnologia, rendendo l’I.A. uno strumento al servizio dell’uomo ed evitando che, paradossalmente, non accada il contrario. In questo contesto cito come ultimo, ma non meno importante, il fatto che deve essere avviata una discussione seria e responsabile sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, tema che dovrebbe avere sempre più spazio nei rinnovi contrattuali futuri.”

L’intervento del Segretario Generale, Francesco Cavallaro, che chiede un nuovo umanesimo del lavoro per bilanciare la diffusione delle nuove tecnologie
Non si ferma il vento con le mani: questo antico adagio vale anche per la rapidissima evoluzione tecnologica, fondata sulla digitalizzazione delle attività lavorative, oggi amplificata dalla diffusione sempre più notevole dell’intelligenza artificiale. “Rispetto a questa nuova frontiera dell’evoluzione del mondo della produzione e del lavoro dice Francesco Cavallaro, segretario generale cisal, noi da tempo abbiamo lanciato un allarme legato, principalmente, al fatto che l’intelligenza artificiale rischia di divorare, a tutti livelli, quantità enormi di posti di lavoro. E’ forte la consapevolezza -continua Cavallaro- di trovarci in presenza di un fattore di modernizzazione e sviluppo delle attività economiche che potrebbe compromettere il già fragile equilibrio da capitale e lavoro, tra produzione e occupazione. Tuttavia, fenomeni del genere sono tutt’altro che nuovi: siamo in presenza, infatti, di un tipo di criticità che si è già posta nel passato e che ha segnato, in particolare, tutte le rivoluzioni industriali che si sono succedute a partire dagli inizi del XIX secolo in poi. La lezione della storia, in tal senso, deve tornarci utile. Lo sviluppo della IA non può essere contrastato in nome della mera difesa di posti di lavoro; è improponibile ogni forma di luddismo informatico: la reazione, rispetto ai rischi paventati da questo “effetto collaterale” dell’IA, dovrà essere diversa; non fondata sul mero contrasto ma sul controllo del nuovo fenomeno e, soprattutto, dovrà spingerci nella direzione di concepire il ruolo del capitale umano in forma nuova rispetto a quanto accade oggi. Lo si può, e lo si deve, fare agendo in una duplice direzione. Da un lato, infatti, questo significa non solo ripensare le strutture aziendali dal mero punto di vista organizzativo, ma ispirarle ad una nuova filosofia, anche al fine di evitare che l’IA allarghi il proprio raggio di azione in ambiti che, a ben vedere, devono restarle preclusi. D’altro canto è evidente che il cambiamento in atto richiede una più generale evoluzione delle abilità che deve spingere il mondo della produzione verso nuove professionalità. Per quanto concerne il primo punto, che è quello maggiormente interessa sviluppare in questo contesto, potremmo sintetizzarne il concetto affermando che serve introdurre, nel mondo della produzione, quello che vorrei definire un nuovo “umanesimo del lavoro”. Vi è un limite alla sostituibilità dell’uomo; questo è immediatamente percepibile come ci insegna, per fare un esempio facilmente comprensibile, il film “2001 Odissea nello spazio” di Kubrick. “Ma il nostro sforzo deve andare oltre, dobbiamo capire che la sempre più grande diffusione dell’intelligenza artificiale richiede delle contromisure – incalza Cavallaro- per evitare che l’organizzazione e lo sviluppo delle attività lavorative subisca una deriva che calpesti completamente diritti e dignità di lavoratrici e lavoratori. Non solo: un’intelligenza artificiale fuori controllo, un domani, potrebbe accelerare in modo così forsennato le logiche legate all’utile e alla estrema ottimizzazione della produzione da impostare un modello industriale che non tenga minimamente conto del rispetto del cliente/utente/consumatore (si pensi a tutto il tema della privacy ad esempio).” Resta, in ogni caso, il principale problema che, preoccupa non poco il nostro sindacato ed attiene in modo specifico i modelli di gestione delle risorse umane. Il rapporto tra lavoro e capitale, a giudizio della cisal, deve essere adeguato al nuovo contesto che vede la sempre maggiore espansione dell’utilizzo dell’IA anche in relazione a tutti gli aspetti legati alla gestione delle risorse umane. Questo significa che valutazione, sviluppo professionale, garanzia dei diritti devono restare sganciati dall’incidenza dell’IA e anzi ripensati in modo da garantire uno sviluppo armonico del rapporto lavorativo, che esalti le qualità personali di lavoratrici e lavoratori e orienti l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, rendendola un fattore in grado di migliorare effettivamente anche la qualità del lavoro e non solo della produzione. Questi ragionamenti possono sembrare estremamente speculativi ma in realtà finiscono per avere un’incidenza pratica molto concreta, con ripercussioni che investono direttamente anche il ruolo del sindacato e della contrattazione sindacale. Dobbiamo in tal senso ripensare, ed anche velocemente, alcuni principi che oggi ispirano i modelli contrattuali, mettendoli, per così dire, in sicurezza rispetto ai rischi indotti da un utilizzo spregiudicato dell’intelligenza artificiale.“La prima cosa su cui riflettere, ad esempio – secondo Francesco Cavallaro, segretario generale cisal – è se mantenere i modelli di contrattazione integrativa che valorizzano e privilegiano su ogni altro fattore la produttività, concepita solo in termini di mero incremento della produzione, addirittura vincolando al raggiungimento di obiettivi di bilancio aziendale la defiscalizzazione dei premi di produttività. L’idea della cisal, al riguardo, è di iniziare ad aprirsi a logiche nuove, ed è orientata verso la necessità di avviare forme di contrattazione integrativa fondate sulla valutazione della qualità dell’impegno, sulla capacità di creare climi aziendali favorevoli e positivi, sull’ulteriore sviluppo del welfare aziendale. Un nuovo umanesimo, per l’appunto – conclude Cavallaro- che rimetta comunque la persona al di sopra della tecnologia, rendendo l’I.A. uno strumento al servizio dell’uomo ed evitando che, paradossalmente, non accada il contrario. In questo contesto cito come ultimo, ma non meno importante, il fatto che deve essere avviata una discussione seria e responsabile sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, tema che dovrebbe avere sempre più spazio nei rinnovi contrattuali futuri.”
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